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Nessuno è mai riuscito a svelare per intero i segreti delle Statue-Stele di Pontremoli: idoli maschili, guerrieri, e donne, simboli di fecondità, adorne di monili.Le Statue-Stele sono tornate alla luce qua e là, a piccoli gruppi, nelle zone boschive, dal piano alle valli minori della Lunigiana storica.la mappa dei ritrovamenti, che superano la cinquantina, sembra segnare i  confini elettivi di una "regione dell'anima", a dispetto di quelli voluti dai conflitti degli uomini e dalla sorte ".Il gran numero di scoperte non ha risposto ancora a tutti i nostri interrogativi", dice il professor Augusto Ambrosi, direttore del Museo del Piagnaro. Il fenomeno di immagini maschili e femminili, sommariamente scolpite nella pietra, è del resto in altre parti d'Italia e d'Europa. Ma in Lunigiana ha caratteristiche tutte particolari: la ricchezza dei reperti, la loro omogeneità e soprattutto la continuità del tempo.Ciò che rende difficile, tuttavia , qualsiasi ipotesi sulla loro funzione originaria, al di là delle ricostruzioni fantasiose, è il fatto che le statue-stele sono sempre , o quasi sempre, alla luce in territori che non conservano altre significative della presenza umana: non resti di villaggi o di necropoli,  non strumenti di lavoro o suppellettili di alcun genere.E sono luoghi isolati, appartati, spesso lontani dalle abituali vie di transito, dunque particolarmente adatti al culto, alla segretezza di riti misteriosi". Di qui l'ipotesi oggi forse più accreditata.Le statue-stele testimoniano probabilmente di una grande religione antropomorfa,diffusa in molta parte dell'Europa e presumibilmente venuta  dall'Oriente. 
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Malgrate 
è stata per qualche tempo murata all'esterno di una casa colonica di quel paese. Come si nota chiaramente,era femminile del gruppo B,cioè la testa distinta dal tronco, ma ha subito pesanti sconciature che le hanno tolto i seni (che erano molto ravvicinati), le braccia e hanno iniziato la trasformazione del volto. L'originale si trova nel Museo della Spezia. (n°16 Malgrate I Villafranca MS)
Cinquantanove sono le statue-stele rinvenute nel breve territorio della Lunigiana storica; un numero rilevante, qualora si consideri la consistenza dei gruppi di analoghi monumenti presenti in Italia.  Si può, affermare che le statue-stele della lunigiana rappresentano una delle raccolte più ricche, più omogenee e più significative d'Europa. Ingiuriate da un lungo abisso di secoli, forse vituperate e maledette, queste immagini hanno trovato finalmente pace e serenità nella solenne quiete del castello di Pontremoli. Un castello tutto per loro. Lassù, alla sommità della valle, si trovano immerse in un  silenzio ed in una penombra che ricorda molto le antiche boscaglie appenniniche; una bianca luce radente le avvolge, come un'apparizione, per risvegliare le rigide venustà e per scoprire la potenza delle loro armi. In originali o in calchi il Museo di Pontremoli offre una visione completa di questo popolo in pietra; sono tutte le statue-stele scoperte in Lunigiana in questi due ultimi secoli. E' un popolo che vive nei simboli della sua vita quotidiana, con le sue armi, con i suoi amuleti e che sembra essersi fatto pietra per poter giungere fino a noi, per renderci partecipi della sua lenta trasformazione: dall'ottuso schematismo del cippo alla grande conquista della scrittura . 
Le statue-stele sono rappresentate in gigantografie,poste nella successione tipologica A,B,C. Il gruppo A come elemento di distinzione più evidente hanno la testa ancora incorporata nel tronco. cerchio nastriforme con la solita appendice verticale che indica il naso. Il pugnale qualche volta è associato ad un ascia di tipo arcaico, probabilmente con la lama ancora litica. Il pugnale è ancora triangolare come nelle precedenti,ma generalmente è dotato di una più rispondente relazione con armi reali e la presenza di dettagli può servire a precisi riferimenti.
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Sembra il tronco di una statua-stele appena abbozzata e mai finita. E' stata usata come pietra nel pilastro di una fontana nell'abitato di Malgrate.

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Statua-stele femminile, acefala, sconciata nella parte inferiore per ricavarne una mensola. Si trovava nella casa di Bonaventura Pistofilo.







Questa è la statua-stele lunigianese più nota in Italia e all'estero, per esser stata più volte pubblicata in testi di archeologia,  è decisamente statua; tuttavia mantiene la rigidità geometrica del cippo, addirittura del masso inciso, giacchè la parte inferiore ,che fa da basamento, è la pietra lasciata allo stato naturale.La testa è a tutto tondo, col viso delineato, gli occhi a pastiglia, il naso e la bocca. Il corpo è squadrato ed anche le braccia sono in posizione geometrica.E' l'unica statua-stele che abbia gli arti inferiori.L'armamento è quello classico di questo periodo: i due giavellotti ,l'ascia ed il pugnale. (n°15 Filetto II Villafranca MS).














Le Statue Stele  
vengono suddivise in 3 gruppi in base all'anzianità ed alla forma della testa. 

A)  testa attaccata al corpo 








B) testa a forma di cappello da carabiniere con un collo rientrante che la separa dal corpo. 











C) Testa tondeggiante della larghezza più vicina al collo che a quella del corpo.



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A) Tipo Pontevecchio  
 ( 3.200 A.C.) 
B) Tipo  Malgrate 
( 2.500 A.C.) 
C) Tipo Reusa  
(1.000 A.C. )



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Le stele femminili di questo gruppo sono caratterizzate dalla rappresentazione dei seni espressi in maniera veristica, cioè ravvicinati,emisferici,in un caso anche accenno di capezzoli.Mostrano spesso la presenza di monili al collo.Se per il gruppo A non abbiamo sicure indicazioni cronologiche se non la loro tipologia, e se possiamo datare il gruppo B soltanto al termine della sua evoluzione,per il gruppo C,abbiamo indicazioni più sicure, sia per la chiara evoluzione che la tecnica rappresentativa mostra
sicuramente, e sia per alcuni tipi di arma che sono altrettanto chiaramente individuali. Dovremo subito notare che ci si allontana sensibilmente dal tipo con pietra ancora lasciata allo stato naturale, recante le incisioni ed i rilievi antropomorfi.In questo gruppo l'immagine umana prende maggiore forma, si fa più morbida e tondeggiante con un senso veristico del tutto ignoto alle precedenti.Le armi che queste nuove stele portano indicano un rinnovato mondo culturale:sono asce a tallone, del tipo della cateia celtica, sono corte spade ad antenne e sono giavellotti portati due a due, come i bina gaesa ricordati anche da Virgiglio a proposito dell'invasione dei Galli nel Lazio.           Nel Museo di Pontremoli si può seguire questa singolare avventura, che è la stessa avventura dell'uomo, del suo crescere, del suo trasformarsi, del duo maturare.