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GRAGNANA

Il castello e la chiesa di Gragnana (Malgrate) Tradizioneipotesi, certezze Intorno alla località di Gragnana di Malgrate, alla sua chie sa e al suo presunto castello sono mancate finora, ch'io sap pia, ricerche specifiche tali da consolidare o smentire una tradizione, la quale pone in Gragnana o Gragnano di VaI di Magra un 
assai antico castello-subinfeudato a Cattanei fregiantisi del titolo di conti di Gragnano, cui alcuni personaggi di una certa fama tra il '200 e il '300 avrebbero appartenuto - e attribuisce alla chiesa un'importanza notevole e una vasta giurisdizione.Se si tratti di tradizione orale ripresa nei secoli XVIII-XIX dai dotti, ovvero di tradizione nata negli stessi secoli su base dotta, mi è impossibile affermare sull'incerto fondamento delle ricerche parziali finora da me condotte. È invece possibile, nel l'attesa di nuove scoperte d'archivio, di saggi nel manufatto dell'edificio e di scavi nelle adiacenze, offrire elementi di valu tazione; ma neppur essi potranno portare, lo anticipiamo, a conclusioni definitive.Sembra spetti al Repetti (1), nella prima metà dell'800, l'affermazione, non condizionata ma nello stesso tempo non documentata, di un illustre passato con citazione di fatti e di personaggi storici che a Gragnano o a Gragnana di VaI di Magra si richiamerebbero. 
Verso la fine del secolo il massimo stodco della Lunigiana feudale, il Branchi (2), faceva precedere la storia del feudo di Malgrate da un accenno al castello di Gragnano (nel Bran chi sempre al maschile), ripetendo la narrazione del Repetti ma senza citarlo e, quel che più stupisce, senza alcun rinvio alle fonti, ciò che contrasta col metodo costante da lui segui to, e neppure al Targioni Tozzetti, che nelle sue celebri rela zioni settecentesche di viaggi in Toscana include, tra le ville, Gragnana di Malgrate senza alcun accenno alla sua storia (3).Stupisce altresì che il nostro maggior storiografo, Giovanni Sforza, in quella che è forse l'ultima sua ricerca, intrapresa fra il 1919 e il 1920 e rimasta manoscritta sino al 1979 (4), abbia riprodotto e implicitamente fatto proprio, poiché non vi aggiunse commenti né osservazioni, il discorso del Repetti.Eruditi locali hanno seguito senza indagare gli illustri auto ri (5), dandone per acquisiti gli assunti relativi al castello, mentre per quanto si riferisce alla chiesa la tradizione si è tra mandata oralmente, ripresa, come vedremo, da qualche parroco. 
Il dato certo è costituito dal toponimo, assai comune, di Gragnana (6) attribuito ancor oggi a una chiesa, che sorge solitaria col cimitero a poco più di mezzo chilometro in linea d'aria a nord-est di Malgrate, e che di diritto e di fatto per secoli ha assolto alle funzioni parrocchiali entro una circoscrizione comprendente i due centri principali di Malgrate e di Nezza na, quest'ultima, a sua volta, lontana in linea d'aria circa sei cento metri da Gragnana.La Chiesa di Gragnana è collocata nel centro della propria circoscrizione. Da questa constatazione può nascere la doman da: la chiesa sorse in Gragnana, località disabitata o semplice casolare, soltanto perché centrale, come è accaduto per altre cappelle e chiese e in genere per le pievi ovvero, oltre alla cen tralità, Gragnana si presentava come castello o villaggio di qualche importanza? E, poi: quando quella giurisdizione ter ritoriale ecclesiastica è sorta? In un tempo indefinibile, quan do di «cella» o di «cappella» doveva trattarsi, ovvero nel '500, al nascere delle parrocchie? E perché Nezzana, così vicina a Bagnone, è rimasta fino alla erezione della diocesi di Pontre moli soggetta a Gragnana. Ora, secondo il nostro reciso, iniziale parere, i «cattanei», cui accennano il Repetti e il Branchi, si sarebbero dovuti ricer care soprattutto in Gragnana o Gragnano dell'Alta Garfagna na o, anche, in altre non poche località di tal nome. Fra i numerosi riferimenti a Gragnana contenuti nel Codi ce Pelavicino, nessuno sembra infatti riguardare la Gragnana di Malgrate, ma invece quelle di Garfagnana e di Carrara o il Gragnano di Lucca (7); e sicuramente non a Gragnana di VaI di Magra e ai suoi «domini» si riferisce Guido da V alechia nei suoi dugenteschi «Libri Memoriales» (8). 
In particolare, non della nostra Gragnana sono da ritenersi quei «domini de Gragnana» che, dopo i «domini et populus de Verrucola» e prima dei «Domini qui dicuntur Blanci» -la collocazione nell'elenco appare significativa e probante - sono indicati tra i giuranti i patti e la pace famosa del 1202 tra i Malaspina e il vescovo-conte di Luni (9); e neppure quel «Rol landa de Gragnana» che con «Simone de Dallo» è presente al precedente atto del 1201, rogato nel chiostro di S. Caprasio dell'Aulla, quando vengono eletti gli arbitri della futura inte sa (lO). 
«Cum universis de Gragnana et cum illis de Dallo» si leg ge ancora nello strumento di divisione che dà vita ai capifeu di malaspiniani di Mulazzo e di Filattiera; ma non par dubbio che si tratti della Gragnana garfagnina né cenno alla nostra Gragnana è contenuto nel successivo strumento di divisione del 1275 riguardante il capofeudo di Filattiera. Il Branchi tie ne a far notare che nell'ulteriore divisione del 16 novembre 1351 toccarono «a Bernabò Malgrate, Gragnano, Orturano, Filetto, Mocrone e Irola» (11) ma che «Gragnano era già spari to dal novero delle castella del territorio di Malgrate e non era che un semplice villaggio allora che al Marchese Bernabò venne assegnato; e villaggio anche di poca o nessuna importanza, per ché nella investitura imperiale che ebbe questo Marchese nel 1355 non se ne vede fatta menzione» (12). Se questo è vero, va aggiunto, sempre a onor del vero, che però nel mandato di pro cura in data 31 maggio 1355 rilasciata dai Marchesi Malaspi na proprio per ricevere quell'investitura dall'imperatore Car lo IV, Gragnana è elencata per seconda dopo Malgrate fra i «nomina castrorum et terrarum» e l'assenza dal documento di poco posteriore non può essere assunto come elemento pro bante di scaduta importanza poiché nel documento medesimo manca l'indicazione di molte altre località allora ed ora local mente rilevanti. Si può dedurre, da tutti questi riferimenti, che v'è certez za di una Gragnana di VaI di Magra intesa come località, for se abitata e di qualche consistenza, soltanto dal '300, restan do da dimostrare l'esistenza e la preesistenza di un castello di tal nome. E poiché da gran tempo, ed almeno dal '600, non si trova cenno del centro abitato, salvo l'impreciso attributo di «villa» contenuto nel Targioni Tozzetti, si può congetturare che esso sia scomparso, ove sia esistito, tra la fine del '300 e il '500. È un fatto, per altro non probante né in un senso né nell'altro, ma non trascurabile, che Antonio da Faye, nato a Malgrate nel 1409 e vissuto per molti anni a Bagnone ove moriva nel 1470, nelle sue cronache e memorie non accenna mai a Gragnana (13).Chi parla del ritrovamento, in passato, durante lavori cam pestri, di resti di muri d'abitazione, chi lo nega: apparentemen te, intorno alla chiesa, e un poco più lontano, non se ne trova no tracce, ma neppur questo può essere considerato un ele mento risolutivo in un senso o nell'altro, e vale ancora l'au spicio, espresso al principio di questo lavoro, che idonei scavi 
siano intrapresi. Una rapida e, lo confessiamo, non esaustiva ricerca sui pro tocolli dei notai del feudo di Malgrate, dal '500 all'800, ha for nito negativa risposta al quesito relativo a una Gragnana inte sa come centro abitato: nessun atto risulta rogato in Gragna na, come tale intesa né, dei contraenti, alcuno è detto di Gra gnana o abitante in Gragnana né l'oggetto di alcuna compra vendita è un'abitazione in Gragnana (14).La stessa risposta proviene dagli Archivi Ves covile e Capi tolare di Sarzana o dell'antica Diocesi di Luni (15). Né, l'inganno l' «Ecclesia Sancti Michaelis de Gragnana», ché trat tasLsenza ombra di dubbio della Gragnana carrarese, tuttora intitolata a S. Michele Arcangelo (20), o la «plebs Sancti Lau rentii Gragnanensium», l'odierna Pieve S. Lorenzo in Comu ne di Minucciano, sul confine tra Lunigiana e Garfagnana (21).Neanche dalle liste delle tre decime triennali per gli anni 1295-1298 (<<pro subsidio Regni Sicilie»), 1298-1301 (<<pro qui busdam necessitatibus domini pape et Ecclesie Romane») e 1301-1304 (<<pro negotio Regni Sicilie»), decretate da papa Boni facio VIII, emerge la chiesa di Gragnana o di Malgrate; in esse, ancora, troviamo invece la Gragnana carrarese e la Gragnana garfagnina (22). 
Finalmente, negli estimi delle chiese della piocesi di Luni Sarzana del 1470-71 (23), tra le cappelle soggette alla pieve di Filattiera (o di Sorano), è elencata, oltre la chiesa di Gragna na (Malgrate), anche il beneficio di S. Antonio eretto nella mede sima chiesa, con imposizione propria di una libra di contro alle quattro e soldi cinque della chiesa.Quasi cent'anni dopo, il6 maggio 1568, il delegato del car dinale e vescovo di Luni, Benedetto Lomellini, visitava l' «Eccle sia Sancti Laurentii de Gragnana» che definiva e individuava come «campestris et solitaria», cui era salito provenendo dal la chiesa di S. Maurizio di Mocrone; non par dubbio che la chie sa si trovasse isolata e lontana dalle abitazioni (24). Questa precisazione è rafforzata nel verbale della visita apostolica di Ange lo Peruzzi del 1584, dov'è indicata come «campestris et in mon tibus sita» (25), priva di sacrestia, munita di un battistero nuo vo di pietra. L'edificio sacro abbisognava di riparazioni, che vengono eseguite negli anni successivi, mentre la canonica si trova nel centro abitato di Malgrate, e ciò, viene annotato, è male, poiché ne soffrono i popoli di Nezzana. 
In verità, secondo il Branchi (26), un'iscrizione posta nella chiesa di Gragnana attestava che nel 1563 il marchese Giuseppe Malaspina, dal 1561 unico signore del feudo di Malgrate, ave va rinnovato e ampliato la chiesa stessa, insieme con la moglie Giulia Verves: le due notizie, questa e quella del 1584, appaio no contraddittorie. L'iscrizione, non più perfettamente leggi bile, sembra potersi ancora riconoscere sulla destra dell'arco interno, mentre sulla sinistra compare lo stemma mala spmlano. 
Come abbiamo accennato più addietro, le filze delle «Par rocchiali» (27) dell' Archivio Vescovile di Sarzana forniscono notizie non molto illuminanti ai fini di una soluzione dei pro blemi posti e, in ogni modo, la documentazione comincia dal 
1594, quando il marchese di Villafranca, Bartolomeo Malaspi na, ricorre al vescovo contro il rettore di Gragnana per'moti vi di contrasto col «marchese di Margrà», in sostanza quel ret tore viene trascinato in una controversia giurisdizionale tra i due marchesati che si protrae da decenni. Pochi anni più tardi, nel 1603, un'altra controversia è sorta a proposito di decime fra il rettore e gli uomini di Nezzana, villaggio toscano ma dipendente nello spirituale da Gragnana.Intanto gli Ariberti, subentrati nel feudo ai Malaspina, fan no erigere, nel 1648, una cappella nel borgo di Malgrate desti nata a raccogliere nel tempo l'eredità della chiesa di Gragna na. Qualche anno dopo, nel 1655, il contrasto nasce fra il ret tore di Gragnana e il cappellano del dipendente oratorio di S. Giovanni Battista di Nezzana a causa delle Rogazioni che, tranquille il primo giorno, nel dì successivo vedono il rifiuto dei parrocchiani di Nezzana di proseguire con la processione fino alla cappellania di S. Rocca, distante da Nezzana un tiro di schioppo. Quando gli altri fedeli, quelli di Malgrate, rien trano a Gragnana vi ritrovano peraltro anche i nezzanesi. In un inventario dei beni mobili, fatto il 12 ottobre 1680 dal rettore di Gragnana don Lorenzo Maurelli alla presenza dei due massari, sono descritti gli assai numerosi e ricchi arre di dei tre altari: il maggiore, con una. pala raffigurante la Madonna, il Bambino, s. Lorenzo e due altri santi, tuttora esistente, all'apparenza quattrocentesca; l'altare della Madonna, eretto da breve tempo, con una statua della Vergine; l'altare di S. Antonio, già censito negli estimi del 1470-71. È ancora al suo posto, intatto, il battistero di pietra, nuovo nel 1584 al tempo della visita apostolica del Peruzzi. Un inventario dei beni immobili della chiesa di Gragna na, ove erano stati sepolti i marchesi Malaspina di Malgrate, risulta effettuato nell'anno 1676, secondo i documenti dell'Archivio Vescovile di Sarzana che abbiamo seguito e continuiamo a seguire. 


In quegli anni la popolazione di Nezzana 
superava quella di Malgrate e quando nel 1790 divenne esecutivo lo smembramento, e Nezzana, in quanto terra toscana, passò alla nascente diocesi di Pontremoli, la parrocchia di Malgrate ne risentì sotto ogni aspetto nella dignità, nei beni e, quindi, .negli introiti. In quell'occasione si scrisse di «chiesa parrocchiale rurale e distante dall'abitato più di mezzo miglio», di modo che aveva cominciato ad emergere l'importanza della chiesa di S. Giuseppe nel borgo di Malgrate, «sussidiaria del la Parrocchiale e potrebbe dirsi quasi comparrocchiale». E in effetti, dalla relazione del 1822, quando nacque la diocesi di Massa, si ricava che la chiesa di S. Giuseppe già aveva usur pato in linea di fatto le prerogative della parrocchiale di Gragnana, definita ancora «rurale, distante dal popolo circa mez zo miglio, posta in collina e in aria salubre»: tutte le funzioni avvenivano nella sussidiaria. 
Le processioni delle rogazioni, perduta Nezzana, si svolgevano da Gragnana a Malgrate, dal l'una all'altra chiesa. Le famiglie erano soltanto venti sei, le «anime» centocin,que. Il battistero in pietra esisteva ancora, ma era inservibile perché la pietra si era spezzata. Accanto al patrono, S. Lorenzo detto il principale, si festeggiava 1'11 novembre S. Martino, «il meno principale».La vicina chiesa parrocchiale di Mocrone, intitolata a S. Maurizio (28), secondo una tradizione orale non controllabile sarebbe stata all'origine unita a quella di Gragnana o, anche, la chiesa di Gragnana sarebbe sorta in un momento successivo quando il territorio di M~lgrate avrebbe fatto capo specifica tamente alla circoscrizione vicana di Mocrone, la cui cappella è attestata almeno dal 1296 (decime bonificiane) ancorché unita a Filetto. Mocrone risulterà del tutto autonoma negli estimi del 1470-71, quando, come cappella della Pieve di Filattiera, emergerà sicuramente alla storia la chiesa di Gragnana. Abbia mo aperto questo discorso, non già per volerlo imporre come ipotesi, quanto per sollecitare chi ne abbia interesse ad approfondire le ricerche. In ogni modo, nella citata relazione dell'anno 1822 del parroco al Vescovo, si legge: «La parrocchia detta di Gragnana di Malgrate si numera tra le più antiche, cioè Gra gnana, Filattiera e Fornoli, che siano nel nostro circondario, e si trova un numero sopra la sua porta segnato 1220: si vole che detto numero porti il tempo della riparazione né posso dare altra ragione se non la pubblica voce perché niente consta dai libri, che furono bruciati a tempo de' passati parrochi». 
. Di questo «numero» non è oggi traccia sulla porta o in altra parte dell'edificio né alcuno, tra gli anziani, ne ha memoria diretta o tramandata oralmente: esisteva realmente, genuino o scolpito ad arte, ovvero deve interpretarsi, l'affermazione del parroco, come tendente ad accreditare una presunta antichità della chiesa di Gragnana, accomunata a quella di Filattiera e di Fornoli, sicuramente assai antiche. La fabbrica, così come ora si presenta, dopo i tanti rifacimenti, ultimo quello recente e discusso attuato dall'Ufficio del Genio Civile di Massa Carrara, ha caratteri e strutture trecenteschi e alcuni tratti delle fiancate paiono ascrivibili ad un periodo più arcaico: dopo tutto quello che abbiamo cercato di raccogliere e di offrire ad una valutazione, quale significato può assumere questa constatazione? 
Di certo, non può portare alcun appoggio all'ipotesi di una Gragnana intesa come antico centro abitato; ma se davvero i muri debbono essere considerati due-trecenteschi, qualche ipo tesi dovrà pur essere formulata intorno all'edificio. Considerato il fatto che quella di Gragnana, almeno come cappella dipendente da una pieve, deve essere nata fra il 1304, anno delle decime bonifaciane, nelle quali non compare, e il 1470-71, quando appare negli estimi della Diocesi di Luni-Sarzana, l'ipotesi di una chiesa due-trecentesca sembra dimostrata. A conclusione del nostro discorso, resterebbe però da chiarire per ché essa sia sorta in un luogo considerato disabitato. Tutte le argomentazioni e le testimonianze sopra illustrate, in pratica tutte le nostre ipotesi, relative in particolare al castello, potrebbero riuscire modificate se accettassimo ciò che uno dei maggiori storici della Lunigiana medievale, il Ferrari, ha ritenuto, con buoni fondamenti, di poterei proporre con un suo scritto del 1939  che poggia quasi sostanzialmente sopra due documenti del Monastero del Tino, già conosciuti e pubblicati dal Falco fin dal 1932 .Un castello in Gragnana di Vai di Magra sarebbe sorto prima del Mille ad opera degli Adalberti o, meglio, della «loro potente consorteria feudale», dominante nell'Alta Valle del fiume Magra; anzi, proprio in Gragnana essa «aveva avuto il suo principale centro» dopo la decadenza di Sorano e prima del l'emergere di Pontremoli. Documenti, peraltro, relativi a Gragnana di VaI di Magra, e ai «domini» di Gragnana di VaI di Magra - ammesso che di Vai di Magra si tratti - neppure l'illustre autore del' saggio è riuscito a rintracciare; e fonda la propria tesi, come abbiamo anticipato, sui due atti della seconda metà del secolo XII, pubblicato dal Falco. Nel primo, compare Ughetto del fu Dragone di Gragnana (<<ugetus filius condam draconis de Gragnana»), il quale fa dono delle case possedute in Treschietto alla chiesa di S. Bartolomeo di Don nicato, appartenente al monastero di S. Venerio e S. Maria del Tino. Il secondo documento ci attesta che Mercadante del fu Drago di Gragnana, fratello di Ughetto (<<mercadantus filius condam draci de Gragnana»), stipula una transazione con la stessa chiesa di S. Bartolomeo. Teste figura tra gli altri un «tel dadinus de Gragnana», mentre nell'atto precedente tra i testi moni compariva un Guiduccio di Gragnana e l'uno e l'altro con tratto appaiono rogati nel borgo di Filattiera. Va sottolineato che gli altri testimoni risultano filattieresi o pontremolesi. Il Ferrari non ha dubbi: prima del sorgere del borgo feudale di Filattiera e del nascere e svilupparsi di Pontremoli, Gragnana raccoglie l'eredità del gastaldato di Sorano ed è il centro principale, col suo castello, degli Adalberti o di un loro ramo importante che dalla località prenderà il nome. Il castello è «ora scomparso, ma ancora attestato, in epoca recente, dalla tradizione e dalla toponomastica, situato sopra l'attuale Malgrate» . Che esistano una tradizione e un toponimo è un fatto; ma che esistesse un castello non è attestato da alcun documento né i due più antichi atti - che son poi molto tardi (del 1175 e del 1196) rispetto alla nascita del castello supposta avanti il Mille - vi accennano minimamente; e non in Gragnana, ma in Filattiera, risultano rogati, ciò che testimonia ulteriormente del fiorire di Filattiera, appena venticinque anni dopo divenuta il capofeudo malaspiniano dello spi no fiorito. Il fatto che Dragone, Ughetto e Mercadante appaiano, e siano «domini» o, come si esprimeva il Repetti, cattani o cattanei di Gragnana alla fine del '200, può servire a formulare un'ipotesi non a dimostrare una tesi. Certo, un toponimo Gragnana, tuttora vivo presso Malgrate, contrassegnava, forse dal '200, una chiesa tuttora esistente: tutto il resto è un'ipotesi, anche se seriamente formulata da uno storico come il Ferra ri, le cui doti non hanno forse ancora ricevuto il giusto riconoscimento. Egli, infatti, allarga il discorso al complesso dei problemi degli Adalberti e degli Obertenghi, alloro diramar si, alla minore feudalità lunigianese, agli eventi e ai rivolgi menti dell'alta Lunigiana avanti l'offensivo ritorno dei Mala spina. E, diligente com' egli è, aggiunge di ritenere di dover precisare non soltanto «che questi domini di Gragnana in VaI di Magra appartengono a un ceppo distinto da quelli di Gragnana di Garfagnana, i quali pure, nello stesso periodo di tempo, ebbero relazioni e interessi a Sarzana  » ma anche che non «si possono escludere rapporti di consanguineità o di consorteria tra i gruppi feudali dell'Alta Garfagnana e della Valle del l'Aulella... e quelli della VaI di Magra superiore...» (33), soc chiudendo le porte ad un capitolo nuovo, ch'egli però non scrive. 
Quanto la Gragnana di Garfagnana, posta quasi sul confine con la Lunigiana, e i suoi «domini» abbiano contato fra l'alto e il basso Medioevo è assai noto; e anche come essi diramas sero dai Gherardenghi nel groviglio dei signori di Garfagnana. Altre ricerche hanno teso a ricondurre Dragone, Mercadante e Ughetto - ritenuti dal Ferrari «domini» della Gragnana di VaI di Magra e, al più, consanguinei o consorti dei gruppi garfagnini - alla linea diretta dei signori della Gragnana di Garfagnana, considerando la loro presenza in Lunigiana, a Treschietto soprattutto, non lunghi dal quale si sarebbe, portato da essi, radicato il toponimo Gragnana, come dovuta al possesso, anteriore al Mille, «di una vasta tenuta» o a un posteriore livello. Il sorgere del castello di Gragnana di VaI di Magra, se seguiamo questa ipotesi, andrebbe supposto intorno al Mille come espressione del potere dei «domini» garfagnini, un ramo dei quali, quello da cui proviene Dragone, il quale si vorrebbe identificare in un «Draco» al seguito di Matilde di Canossa nel 1114, del bagnonese si sarebbe fatto o sarebbe divenuto padrone per poi rifluire a Sarzana, ove i Mercadanti sono ben attestati dalla fine del secolo XII. Ciò posto, confessiamo l'imbarazzo in cui ci hanno messo le due ipotesi, che dai rispettivi autori sono peraltro presentate come dati di fatto: l'una e l'altra appaiono ben formulate e ben fondate, ma non essendo noi riusciti a rintracciare documentazioni probanti in un senso o nell'altro, siamo rimasti del l'opinione di lasciare a nuovi ricercatori il compito di scoprire il velo del mistero che, ora forse meno fitto, avvolge il presunto castello di Gragnana di VaI di Magra. 
Dalla Lunigiana, a Treschietto soprattutto, nei luoghi dal quale si sarebbe, portato da essi, radicato il toponimo Gragnana, come dovuta al possesso, anteriore al Mille, «di una vasta tenuta» o a un posteriore livello. Il sorgere del castello di Gragnana di VaI di Magra, se seguiamo questa ipotesi, andrebbe supposto intorno al Mille come espressione del potere dei «domini» garfagnini, un ramo dei quali, quello da cui proviene Dragone, il quale si vorrebbe identificare in un «Draco» al seguito di Matilde di Canossa nel 1114, del bagnonese si sarebbe fatto o sarebbe divenuto padrone per poi rifluire a Sarzana, ove i Mercadanti sono ben attestati dalla fine del secolo XII . 
Ciò posto, confessiamo l'imbarazzo in cui ci hanno messo le due ipotesi, che dai rispettivi autori sono peraltro presentate come dati di fatto: l'una e l'altra appaiono ben formulate e ben fondate, ma non essendo noi riusciti a rintracciare documentazioni probanti in un senso o nell'altro, siamo rimasti dell'opinione di lasciare a nuovi ricercatori il compito di scoprire il velo del mistero che, ora forse meno fitto, avvolge il presunto castello di Gragnana di VaI di Magra.
DEA POMONA

Rinvenimento di un'epigrafe «Pomona» 
in territorio di Malgrate (Villafranca in Lunigiana) e la tradizione delle ierofanie vegetali in Lunigiana *. Pochi metri al di sopra del vecchio e chiomato ippocastano che sovrasta l'entrata del borgo murato di Malgrate, domi nato dalla torre e dai resti dell'omonimo castello, capoluogo del feudo dei Malaspina di Malgrate, si trova sul lato destro del pendio, in un sito detto arzanell (piccolo argine), una cappelletta oggi dedicata alla Vergine Immacolata, visitata dalla processione parrocchiale due volte all'anno, la Domenica delle Palme ed al Corpus Domini. Un recentissimo rifacimento del l'intonaco ed un rinforzamento delle strutture a calce non ne cancella le caratteristiche originarie, che peraltro, per quanto può vedersi, non possono risalire ad epoca molto antica, forse non prima del XVII secolo. La cappella è affiancata da un lato dalla rotabile, oggi asfaltata, fino a non molti anni fa una semplice mulattiera conducente sino al villaggio di Orturano, dall'altro scoscende in un terreno detto «del prete», cioè appartenente alla parrocchia di Malgrate. Lì, celati da cespugli di rovi ed erbacce, possono intravedersi resti di antiche fonda zioni, frammenti di mura a calce composte di pietre lavorate di provenienza fluviale. L'accesso alla cappella è costituito da due gradini: il pri mo in un blocco unico squadrato di pietra arenaria «macigno»di produzione certo locale (forse proveniente dall'area del torrente Bagnone), in grana fine e compatta di colore grigio scuro; il secondo, invece, quello della vera e propria soglia,  
formato da due diversi blocchi squadrati ed affiancati, di colore più brunito e maggiormente erosi dal tempo e all'umidità. Il blocco del primo gradino, evidente materiale di riporto, della lunghezza complessiva di un metro e mezzo, ha una profondità di 24 cm. ed è incastonato per circa 8 cm. ai lati nelle strutture dell'edificio: esso presenta nella sua metà di sinistra, rispetto a chi entra, per una lunghezza di circa 70 cm. l'epigrafe «POMONA», mentre sul lato destro, molto eroso e dilavato, pare forse di intravedersi qualche altra lettera, allo stato attuale assolutamente indecifrabile. È singolare come fino ad ora questa iscrizione, sempre nota agli abitanti del posto, a quanto sembrerebbe, non fosse stata segnalata all'attenzione degli studiosi. Tra i motivi, oltre al mancato riferimento ad una divinità poco nota del pantheon romano, era forse la scarsa sua visibilità: almeno fino a pochi mesi or sono, allorché una sconsiderata scalpellinatura eseguita da un abitante del posto con l'intento dichiarato di «ren dere più visibili le lettere», ha forse irrimediabimente danneg giato cinque delle sei lettere dell'iscrizione, mettendo seria mente in difficoltà circa i criteri di valutazione in merito alla sua autenticità. Si sono poi aggiunti, a turbare la lettura di alcune lettere, frammenti di calce della recente ristrutturazione. Resta però intatta la prima lettera iniziale del teonimo, la «P», in carattere capitale, all'estremo lato sinistro del blocco, forse - e fortunatamente - trascurata perché la sua posizione più riparata ne aveva permesso un certo grado di conservazione naturale. Le lettere appaiono comunque in genere ben proporzionate, inserite in un quadrato di circa 10 cm.: di 10 cm. è ad esempio il diametro del cerchio delle «O» e la lunghezza delle gambe della «M» e della «N»; di 9 cm. la larghezza della «M» e della «A». Qualche dubbio può sollevare la tipologia della «M», che pare lontana da un modulo epigrafico classico: bisogna però tener conto delle caratteristiche della pie tra, della recente scalpellinatura e della natura forse privata della dedica, in un'area periferica del dominio romano in Italia. In attesa di un esame più approfondito da parte di esper ti epigrafisti per una valutazione obiettiva di quanto resta tecnicamente leggibile nell'iscrizione oggi segnalata, mi siano qui permesse alcune considerazioni di carattere più generale, che permettano di inquadrare la possibilità della presenza di un culto a Pomona nell' Alta Lunigiana. il piccolo feudo di Malgrate inizia la sua vita solo nel 1351, allorché l'atto di divisione del vasto predio feudale di Filattie ra (costituito nel 1221) lo assegna a Bernabò Malaspina: nel documento si rivela indirettamente la presenza sul colle di ope re murarie, il castello, in cui immediatamente si insedia il neo feudatario (1).  Il castello, che non risale più indietro del secondo decennio del XIV secolo, occupa uno dei poli della sella di giacenza del borgo di Malgrate, formatosi in lunghezza attorno ad un percorso assiale, verso l'estremità occidentale del colle. La cappella ed i resti dell'antica costruzione sotto stante si trovano, come abbiamo detto, circa duecento metri sovrastanti la tor re del castello. Qua e là, dai muretti a secco delimitanti i campi circostanti, sono visibili notevoli residui di pietre lavorate, certamente non destinate ad una semplice funzione di sostegno o delimitazione. È in un poggio di uno di questi campi che era stata scavata la statua-stele femminile detta di «Malgrate 1», poi trovata murata nel 1908 in una casa colonica poco lontano dal castello (2), ed è singolare che anche le altre statue stele trovate a Malgrate, tranne una (la «Malgrate Il», rinvenuta però nei pressi della Selva di Filetto), siano di tipo femminile (3). È evidente che la zona (pur senza considerare la sottostante Selva di Filetto, sede, a quanto pare, di un vero e proprio «santuario» di statue-stele) doveva essere frequentata, se non abitata, fin da epoca remotissima, certamente molto tempo prima della costruzione del castello. A Malgrate «il clima non è rigido nell'inverno, mentre d'estate è temperato per la posizione geografica: il feudo è protetto alle spalle dalla catena appenninica dai venti boreali che strisciano, ma non possono infuriare sulle colline sub-appenniniche ed è influenzato dalla vicinanza del mar Tirreno per cui anche ad lrola e a Orturano, i villaggi più in alto del feudo, si coltivano gli ulivi a bosco in pendici di terreno assolato, che si alternano alle viti a contatto delle vaste selve di castagni e di cerri» . 
Ora, la presenza proprio in questa località di un fanum Pomonae ben si inquadrerebbe nell' ideologia religiosa» del la dea latina, che presiedeva, tra l'altro, proprio alla matura zione dell'olivo e della vite. Plinio (N.H., XXII, 2) così la fa parla re: «Ego sucum vini, liquorem olei gigno, ego palmas et poma».